COPENAGHEN itinerario di un weekend tra design e hyggetudine

BLACK DIAMOND COPENAGHEN

Avete presente quando vi tuffate e la temperatura dell’acqua è tiepida e avvolgente come un abbraccio? Oppure come quando tenete gli occhi chiusi e la vostra canzone preferita vi suona in testa. Ecco, per me Copenaghen è stata come l’assolo finale di Comfortably Numb dei Pink Floyd: perfetto, godibilissimo, caldo come il sole dietro a una vetrata in un giorno di primavera. Profuma di “finalmente ci conosciamo”, di aspettative alte finalmente soddisfatte.

Nelle prossime righe troverete l’itinerario completo dei miei due giorni e molte tappe imperdibili per innamorarvi di Copenaghen.

COPENAGHEN | SLOTSHOLMEN

ITINERARIO PER UN WEEKEND LUNGO A COPENAGHEN

Giorno 1: Vesterbro al crepuscolo

Quando dall’aeroporto arriviamo in centro a Copenaghen sono le 21:00. Si giunge all’Hotel Comfort Vesterbro con meno di 30 minuti di taxi, che avevo prenotato comodamente on line con il servizio di booking.com  (lo trovo comodissimo! n.d.r.)

Il sole è appena tramontato, e dalla finestra della nostra stanza, che si affaccia appunto su Vesterbrogade, mi soffermo qualche minuto ad osservare come la luce sui muri di mattone rosso dall’altro lato della strada diventi lentamente più morbida e sfumata. È il biglietto da visita perfetto per Vesterbro, un ex quartiere operaio oggi diventato il cuore più creativo e d’avanguardia di Copenaghen. Qui l’estetica nordica sposa un’energia vibrante e ruvida, che si respira tra i locali di tendenza del Kødbyen (il vecchio distretto dei macelli) e i caffè indipendenti.

ll Maple Casual Dining è stato una bellissima scoperta. Appena varcata la soglia, mi sono sentita avvolta da quell’atmosfera intima e tipicamente hygge che tanto amo: luci morbide, un design curato e l’accoglienza calorosa di un personale super sorridente. Per la nostra cena ho scelto la vellutata di asparagi e tartufo, ed è stata un colpo di fulmine: un piatto raffinato, equilibrato, un vero abbraccio per il palato. Ho adorato la loro filosofia di cucina europea moderna, capace di offrire un’esperienza di alto livello ma in chiave assolutamente accessibile e rilassata — il che, per gli standard di Copenaghen, è un plus non da poco. È un piccolo gioiello frequentatissimo anche dai local, quindi se decidete di andarci vi consiglio assolutamente di prenotare online con un po’ di anticipo!

Ci incamminiamo poi verso i Giardini di Tivoli, che al buio, accesi da mille lucine, sembrano usciti da una fiaba. Inaugurato nel lontano 1843, questo parco è un mix incredibile di giostre storiche (come le montagne russe in legno del 1914), giardini curatissimi e un’atmosfera nostalgica che pare aver ispirato persino Walt Disney.

Di questa prima serata a Copenaghen è impossibile non notare almeno due cose: ci sono biciclette ovunque e c’è un silenzio surreale per essere il centro di una grande città, rotto solo dal fruscio dei motori elettrici delle auto. Qui il futuro è già arrivato, ed è incredibilmente silenzioso. Pensate che la città ha introdotto zone a zero emissioni già dal 2023 per limitare drasticamente i vecchi motori diesel, e i risultati si vedono: oggi quasi un’auto su cinque in circolazione in Danimarca è totalmente elettrica. Passeggiare nel centro di Copenaghen aiuta a capire come cambieranno le nostre città nei prossimi anni: meno rumore, aria pulita e una vivibilità che a me sembra quasi un sogno.

Giorno 2: Rådhuspladsen, mercato di Torvehallerne, Castello di Rosenborg, Nyhavn, Black Diamond

È sabato mattina, splende il sole e in Rådhuspladsen (la Piazza del Municipio) piovono petali di ciliegi in fiore.

Camminando, incrociamo la maestosa Torre Rotonda (Rundetårn), un cilindro di mattoni chiari risalente al 1642. Costruita nel IV secolo come osservatorio astronomico, la sua particolarità è che all’interno non ci sono scale, ma una rampa elicoidale di ben 209 metri che i cavalli della famiglia reale risalivano per portare gli astronomi in cima. Purtroppo la lunghissima fila all’ingresso ci suggerisce di tralasciare la vista della città  dall’alto e  decidiamo di proseguire oltre.

Arriviamo così su Strøget, una delle isole pedonali più lunghe del mondo. È un susseguirsi vivace di palazzi storici dalle facciate colorate, fontane barocche ed eleganti piazze che si aprono all’improvviso tra un edificio e l’altro. Qui ci perdiamo tra negozietti di souvenir tradizionali e boutique di quel design nordico minimalista e pazzesco che vorrei tanto spedire a casa in un container.

Per pranzo scegliamo il mercato di Torvehallerne, un vero e proprio tempio gastronomico. Inaugurato nel 2011 per ridare vita a quella che storicamente era la vecchia piazza del mercato ortofrutticolo dell’Ottocento, oggi è una struttura spettacolare composta da due grandi padiglioni di vetro e acciaio lucido, dove la luce del giorno inonda banchi coloratissimi.

È un tripudio visivo e sensoriale di fiori freschi, spezie, frutta e profumi che arrivano da ogni angolo del mondo. Mi perdo a guardare i banchi del pesce freschissimo, i formaggi locali e le infinite variazioni di smørrebrød esposti come piccoli gioielli.

 

 

 

Lo smørrebrød (letteralmente “pane e burro”) è il re della cucina danese: un panino aperto che si mangia rigorosamente con coltello e forchetta. La base è una fetta sottile di rugbrød (un pane di segale scuro e denso) spalmata di burro salato, su cui vengono adagiati ingredienti freschi come aringhe, salmone, roast beef o uova, decorati con salse e germogli. Nato come pranzo operaio nell’Ottocento, oggi è una vera opera d’arte gourmet.

Per pranzo mangio un panino agrodolce delizioso e un cestino di anguria e melone che sa di estate (perché persino qui la frutta è più buona che a casa mia?! n.d.r.). Cediamo anche a delle ciliegie non proprio economiche, ma erano così lucide e perfette che non abbiamo saputo resistere: d’altronde, Torvehallerne è fatta proprio per questo, per cedere alle tentazioni della gola.

Dopo una tappa al Castello di Rosenborg — un gioiello rinascimentale in mattoni rossi del 1606, nato come residenza estiva di Cristiano IV e circondato dal Kongens Have, il giardino pubblico più antico del paese — visitiamo la luccicante sala del tesoro reale. Vi consiglio di acquistare on line in anticipo i biglietti di ingresso per evitare file.

Da qui prendiamo la metro per Nyhavn. È l’immagine-cartolina per eccellenza: il vecchio porto seicentesco con le iconiche casette colorate a schiera (al civico 20 visse anche Andersen!) e i velieri storici ormeggiati. Bellissimo, senza dubbio, ma per noi c’è troppa folla.

Cerchiamo un orizzonte più ampio e lo troviamo al Black Diamond (Den Sorte Diamant), la Biblioteca Nazionale. Inaugurata nel 1999 come estensione della vecchia biblioteca, è un capolavoro di architettura contemporanea: un imponente blocco di granito nero dello Zimbabwe e vetro che, grazie a linee oblique, sembra letteralmente galleggiare sul canale riflettendo l’acqua.

Al piano terra c’è un bar carinissimo dove mi siedo ed assaggio una fetta di Fragilité, una torta tipica danese fatta di strati di meringa alle mandorle, crema al burro e marmellata: una delizia assoluta che mi gusto ammirando il panorama dal quarto piano. Basta poi attraversare il corridoio sospeso tra i due blocchi dell’edificio per ritrovarsi nella parte vecchia della biblioteca, dove i tavoli in legno e le lampade verdi degli anni ’20 mi riportano d’incanto indietro nel tempo.

Per spostarci noleggiamo le bici elettriche con l’app Dott (ma potete usare anche Tier o Lime). Qui la bici è una cosa seria: piste dedicate, semafori propri, una libertà incredibile. Per i mezzi pubblici, invece, vi consiglio di  scaricate l’app Rejsekort: è utilissima per gestire i pagamenti in modo smart.

Concludiamo la nostra serata nel Quartiere Latino (Latinkvarteret), una delle zone più antiche e affascinanti di Copenaghen, che deve il suo nome alla lingua latina un tempo parlata qui dagli studenti della vicina Università. Passeggiare tra i suoi vicoli acciottolati e le case pastello del XVII secolo è magico.

È proprio qui che ci attende l’eleganza del ristorante Vækst. Cenare in questa sorta di serra urbana disposta su due livelli è un’esperienza da guida Michelin: il design scandinavo e la natura si fondono in modo sublime, con piante rampicanti e luci soffuse che decorano una struttura fatta di materiali di recupero e vecchie finestre serra. La loro filosofia celebra la cucina nordica contemporanea mettendo al centro le verdure fresche e gli ingredienti biologici delle isole vicine, senza però rinunciare a ottimi piatti di carne e pesce. Hanno un menù degustazione di 3 portate che vi consiglio tanto: ogni piatto è un’opera d’arte visiva e un’esplosione di sapori freschi che conclude divinamente la giornata.

Riflessione: può una città intera essere “Hygge”?

Mi fermo a pensare. Hygge (si pronuncia hoo-guh) è l’arte danese di creare atmosfera, di trovare la felicità nelle piccole cose. Ma può una città intera essere hygge?

Assolutamente sì. La “hygge-tudine” di Copenaghen si respira nel design urbano: nelle luci calde che contrastano il buio, nell’uso di materiali naturali come legno e pietra, e soprattutto nella sostenibilità sociale. È una città progettata per le persone, non per le auto. Il design qui non è solo estetica, è uno strumento di benessere.

Giorno 3: Copenaghen Zoo e Designmuseum

L’ultimo giorno prendiamo il bus direzione Zoo di Copenaghen. E’ uno dei bioparchi più antichi d’Europa, famoso per le sue strutture all’avanguardia firmate da grandi architetti, come la spettacolare Elephant House di Norman Foster. Qui realizzo piccoli sogni: guardo un orso polare rotolarsi sulla schiena, mi perdo nei movimenti lenti del Panda gigante (ospitato in una struttura a forma di Yin e Yang) e nel rumore dei rametti di bambù spezzati dai suoi denti, e vedo finalmente i suricati (Sì, sono dovuta venire in Danimarca per vederli, dopo ben due viaggi in Africa! n.d.r)

Chiudiamo in bellezza al Designmuseum Danmark. Ospitato in un elegantissimo edificio rococò che un tempo è stato il primo ospedale pubblico del paese, questo museo è una vera e propria celebrazione del genio e della funzionalità danese. Rimango totalmente folgorata dal celebre corridoio delle sedie, un’esposizione visivamente stupenda che ripercorre l’evoluzione delle sedute del XX secolo e da una frase che sento subito mia: Less is Bore”, una storpiatura postmoderna del celebre “Less is more”, che condivido pienamente. Una vita felice – secondo me – è una vita piena: di dettagli, emozioni, sogni e meraviglia.

Copenaghen, alla fine, è crema e legno, ottanio e senape. È l’attenzione al bello che diventa funzionale nella vita di tutti i giorni. Mi è mancato visitare Christiania ed assaggiare un autentico Cinnamon Roll (o meglio, Kanelsnegl!), ma so già che ci sarà una prossima volta. Perché da certi mari, quando la temperatura dell’acqua è così piacevole, non vorresti uscire mai.

DESIGNMUSEUM SEDIE
DESIGN MUSEUM VERT
DESIGN MUSUEM | COPENAGHEN

APPUNTI UTILI PER IL VOSTRO VIAGGIO A COPENAGHEN

Dove dormire a Copenaghen: sicuramente a Vesterbro (magari affacciati su Vesterbrogade). È la base perfetta: un ex quartiere operaio dall’anima rock e creativa, vicinissimo al centro ma fuori dai circuiti turistici più scontati, perfetto per respirare la vera atmosfera locale. Noi ci siamo trovati benissimo al Comfort Hotel Vesterbro

DOVE MANGIARE A COPENAGHEN

  • Torvehallerne: Il mercato coperto in vetro e acciaio ideale per un pranzo sensoriale tra profumi, frutta pazzesca e i mitici smørrebrød (i tipici panini aperti danesi).
  • Vækst: Nel Quartiere Latino, per una cena indimenticabile dentro una spettacolare serra urbana di design (cucina nordica vegetale e green, consigliatissimo il menù da 3 portate).
  • Maple Casual Dining: A Vesterbro, un piccolo locale intimo e hygge dove ho lasciato il cuore (e dove dovete assolutamente ordinare la vellutata di asparagi e tartufo!). Nota: prenotate sempre online!

COSA NON PERDERE A COPENAGHEN

  • La favola serale dei Giardini di Tivoli accesi da mille luci.
  • I vicoli storici e le case pastello del Quartiere Latino.
  • Lo shopping di design lungo Strøget e uno sguardo alla rampa elicoidale della Torre Rotonda (Rundetårn).
  • Il contrasto tra il vecchio porto di Nyhavn e l’architettura contemporanea del Black Diamond (la Biblioteca Nazionale), dove gustare una fetta di torta Fragilité 
  • Il famosissimo Zoo di Copenaghen per vedere l’orso polare e il panda gigante.

COME MUOVERSI A COPENAGHEN è la città delle biciclette e del silenzio. Il modo migliore per girare è a piedi, in sella a una bici oppure usando l’efficientissima Metro o i bus principali

APP UTILI DA SCARICARE A COPENAGHEN

  • Rejsekort : utilissima per i trasporti, vi permette di fare il check-in e pagare metro, bus e treni direttamente con uno swipe sul telefono.
  • Dott: L’app perfetta per sbloccare le iconiche biciclette elettriche e girare la città come veri danesi.

Il mondo intero è una serie di miracoli, ma siamo così abituati a vederli che li chiamiamo cose ordinarie

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