TENERIFE, dove il sole resta acceso: itinerario di una settimana per fuggire dall’inverno

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Una settimana di luce, una parentesi di primavera e sole nell’inverno della pianura padana. Ecco cosa desideravo da Tenerife, ed ecco che l’isola mi ha regalato molto più di questo.

L’inverno invita alla calma, l’ho capito in questi ultimi anni: nonostante io lo detesti senza segreto per l’umido, il grigio e il freddo, alla fine questa sensazione straziante di “non so se sopravvivo” è dovuta in gran parte alla resistenza che mente e corpo impegnano ad inventare e fare cose, come se fosse estate, come se non piovesse, come se si vedesse l’orizzonte e non un muro di nebbia. Invece l’inverno serve per rallentare, la natura tutta rallenta, dobbiamo approfittarne anche noi. Progettare con calma, sognare con cura, viaggiare con lentezza.

Questo vuol dire che, a differenza di quasi tutti i miei viaggi, questo a Tenerife non è stato programmato nei minimi dettagli. L’idea principale era vedere il sole e abbandonare il piumino per un po’ – e questo alle Isole Canarie è quasi sempre un obiettivo raggiungibile. E così, una volta prenotati i voli (con Easyjet da Milano, ma ci sono buonissime opzioni anche con Ryanair da Bergamo o Bologna, nd.r.), una piccola auto indispensabile per muoversi in autonomia sull’Isola (noi ci siamo affidati a CICAR, la compagnia local delle Isole Canarie, che ha prezzi buoni ed è estremamente affidabile – qui il loro sito) e un piccolo ma delizioso appartamento a sud di Tenerife – nella zona più calda ed estiva dell’isola per non correre alcun rischio –  siamo arrivati a destinazione la sera della vigilia di Natale.

Sul perché io non apprezzi particolarmente passare il Natale a casa non mi dilungo, ma ha sempre più a che fare con le troppe sedie ormai vuote rimaste intorno al tavolo. E così, potendo, preferisco passarlo lontano da casa, godendomi la bellezza del mondo e ringraziando la vita per avermi dato la fortuna di poterlo fare.

Quello che segue è quindi un itinerario improvvisato ma funzionante, scelto di volta in volta al mattino, facendo colazione e guardando la cartina e la mia insostituibile Lonely Planet. Potete copiarlo così com’è, vi garantisco che tornerete a casa felici e sazi di bellezza, oppure potete integrarlo con le zone che noi non siamo riusciti a vedere perché per vedere tutta l’isola di Tenerife con la giusta dose di cura e amore ahimè una settimana non basta.

Alla fine dell’articolo troverete quindi  un elenco dettagliato delle zone che abbiamo a malincuore tralasciato, ma che secondo me meritano una visita, date un’occhiata e decidete voi. Da parte mia, sono certa che questa sia stata solo una delle tante volte che andrò a Tenerife, che tanto delle Isole Canarie sono perdutamente innamorata ( qui potete leggere di Lanzarote e dei suoi vulcani , della piccola e magica La Graciosa,  e qui della Gomera con la sua foresta di smeraldo), e quindi questo elenco verrà sicuramente spuntato in futuro.

In questo articolo trovi il racconto della mia fuga d’inverno: un percorso lento e improvvisato per scoprire l’anima più autentica di Tenerife, dalle spiagge del sud alle vette innevate del Teide.

TENERIFE | PARCO NAZIONALE DEL TEIDE

TENERIFE IN 7 GIORNI: ITINERARIO TRA BORGHI COLOR PASTELLO, LAVA E OCEANO

Mappa di Tenerife con indicazione dei principali punti di interesse GIORNO 1:  PALM MAR E LE LUCI DI LAS AMÉRICAS: L’INIZIO DELLA FUGA DAL FREDDO

Palm Mar è un piccolo e tranquillo paesino residenziale nel sud di Tenerife, a pochi km dalle assolate spiagge dal clima sempre estivo. Ci sono un paio di supermercati, tra cui un Super Diplo proprio sotto casa comodissimo (e altrettanto caro), qualche ristorante – degna di nota la location stupenda del Bar Ristorante sulla spiaggia Bahia Beach Club – e moltissimi palazzi e residence, alcuni davvero fighissimi, dai quali escono persone che parlano tutte le lingue del mondo. Non so se siano tutti turisti come noi, o anche qualche fortunato residente, sta di fatto che ogni mattina prenderò il caffè sulla terrazza vista mare del nostro appartamento e mi divertirò ad ascoltare tutte queste lingue che si mischiano in una specie di enorme sciame di Babele che scorre felice verso il mare in pantaloncini e infradito .

Dopo esserci sistemati in casa e aver fatto la spesa per la colazione, siamo andati a cena al ristorante Thai Botanico  a Playa de Las Americas (avevo prenotato comodamente on line da Google), un ottimo ristorante thailandese dove mangio un pad thai fantastico e una cheesecake al mango e cocco che per un attimo mi riportano alla Thailandia che ho tanto amato (ve ne parlo qui, se siete curiosi) 

Playa de Las Americas è una specie di Miami canaria. Palme che orlano la strada illuminate, alberi di Natale, luci, musica, ristoranti e negozi in un susseguirsi infinito, tanta gente. Ha una bellissima atmosfera di festa e di vacanza, merita almeno un giro serale dal mio punto di vista, anche se non è esattamente il mio stile.

GIORNO 2: PRANZO DI NATALE VISTA MARE E TRAMONTI VULCANICI A MALPAIS DE LA RASCA

Playa de Los Cristianos è un cementificio piuttosto brutto di mega palazzoni che si affacciano su una spiaggia che sembra più bella in foto di quello che è nella realtà. Certo, anche qui c’è un lungomare costeggiato da bar, negozi e ristoranti che sembra continuare almeno fino a Playa de las Americas, ma non mi colpisce, forse anche a causa del cielo grigio e nuvoloso di stamattina.

Un po’ delusi da Playa de Los Cristianos, torniamo a Playa de Las Americas. Anche qui non mancano i condomini brutti, ma il lungomare è più ampio e mi sembra più curato rispetto a quello di Los Cristianos. E’ un’unica via che parte da qui fino a Playa de Troja che costeggia una spiaggia che è naturalmente nera e vulcanica, ma sabbiosa, tipica di Tenerife. Ci sono stabilimenti eleganti con lettini e ombrelloni di paglia, ma non mancano buone porzioni di spiaggia libera. Tanta gente sta facendo il bagno e ci chiediamo se in effetti, nonostante sia dicembre e nonostante siamo nell’Oceano Atlantico, l’acqua non sia meno fredda di quello che pensiamo… ecco, no. Questo no. Alla prova “punta del piede” trova conferma la mia idea: è per i miei standard fredda ghiacciata e non è pensabile fare il bagno! Questo delle Isole Canarie a dicembre va detto: caldo, sole, sì. Ma il bagno non è impresa per tutti.

Per il Pranzo di Natale ho prenotato al ristorante Besame Mucho (questo il link, si può comodamente prenotare on line) a Playa de Troja. E’ meraviglioso, col suo stile marinaro shabby chic, le tovaglie a righe blu e bianche, e una stupenda terrazza che affaccia proprio sulla spiaggia. Il nostro risotto con gamberi e pesce è super, ve lo consiglio senza alcun dubbio.

Dopo pranzo facciamo una breve passeggiata sul lungomare fino a raggiungere Playa de Boda e ci corichiamo al sole. Purtroppo si alza un vento freddo che fa sfumare rapidamente la nostra idea di pisolino post pranzo di Natale in spiaggia. Torniamo a Palm Mar, da dove parte una bella passeggiata lungo la costa che si snoda tra colate laviche, cactus e viste mozzafiato sull’Oceano. Si chiama Malpais de la Rasca, non siamo naturalmente riusciti a farla tutta perché è molto lunga, ma vedere il tramonto passeggiando qui è un’esperienza davvero speciale. Mi raccomando, portatevi delle scarpe da trekking, non è un sentiero impegnativo, ma il terreno è un po’ sconnesso e vi saranno utili.

Ricapitolando, quali sono le spiagge imperdibili del sud di Tenerife?

  1. PLAYA DE LAS AMERICAS: ideale per surfisti, giovani e chi cerca vita notturna. E’ la zona più vivace dell’Isola. Le spiagge sono ben attrezzate. Qui troverete scuole di surf e beach club.
  2. LOS CRISTIANOS: ideale per famiglie e per chi cerca un ambiente più tranquillo. Storicamente un villaggio di pescatori, mantiene un’atmosfera leggermente più autentica rispetto a Las Américas.
  3. PLAYA LAS VISTAS: è lunga e ben protetta, con sabbia dorata. È anche il punto di partenza per i traghetti diretti a La Gomera. Più autentica di Las Américas, offre ristoranti di pesce tradizionali e un bel porto.
  4. COSTA ADEJE: ideale per lusso, relax, sport acquatici. Raggruppa spiagge come Playa del Duque (sabbia più scura, circondata da hotel di lusso e boutique) e Playa Fañabé. Sono perfette per chi cerca lettini comodi e cocktail sofisticati.
  5. Nota importante: non tutte le spiagge del Sud di Tenerife sono dorate! Troverete sabbia dorata nelle principali spiagge turistiche (Las Vistas, Las Américas, Del Duque), ma è spesso importata dal Sahara. Le spiagge naturali del Sud, come El Médano (famosa per il windsurf) e alcune calette di Costa Adeje, hanno sabbia scura di origine vulcanica,  autentica e ricca di minerali. 

GIORNO 3: ICOD DE LOS VINOS E GARACHICO: TRA DRAGHI MILLENARI, FARFALLE E SAPORI CANARI

La prima tappa di oggi è il paese di Icod de Los Vinos, famosa per il suo Albero del Drago millenario: si dice che sia il più grande e antico esemplare al mondo con un’età stimata tra 800 e 1000 anni. Dichiarato Monumento Nazionale nel 1917, l’albero è alto circa 16-20 metri, con un perimetro del tronco di circa 20 metri

Si trova nel Parque del Drago, un piccolo giardino botanico molto grazioso. Il costo di ingresso per un adulto è di  € 5,00. A questo indirizzo  potete verificare orari e giorni di apertura.

Accanto al giardino botanico c’è il Mariposario del Drago, un vero e proprio giardino tropicale in serra. Entriamo un po’ per caso con aspettative non altissime, è invece se venite fino a qui dovete assolutamente vederlo perché è bellissimo! Al suo interno c’è una moltitudine di farfalle colorate che volano libere tra piante tropicali. E’ un vortice arcobaleno e verde brillante. Ah, tutte le farfalle che sono qui sono state allevate all’interno del mariposario (e non sono state catturate in libertà), c’è infatti anche una piccola area nella quale è possibile vedere crisalidi e bruchi.

Dove parcheggiare a Icod de los Vinos? Il  paesino è caratterizzato da viuzze strette tutte discesa e salita, con moltissimi turisti in questi giorni di festività natalizie. Il mio consiglio è quello di non tentare di avventurarvi troppo in macchina, ma di lasciarla in uno dei parcheggi a pagamento che troverete indicati al vostro arrivo. Noi abbiamo trovato posto al parcheggio J. Alvarez ( qui la posizione su Google maps). E’ molto comodo, ma attenzione che non accettano pagamenti con carta. Noi non avevamo contanti e ci hanno permesso di pagare con un bonifico istantaneo!

Pranziamo in centro al ristorante El Mortero dove con soli 35 euro gustiamo le famose e deliziose papas arrugadas, delle crocchette al formaggio e un’insalata di pollo. Sì, qui al nord i prezzi sono decisamente più bassi di quelli delle spiagge del sud!

Cibo tipico Canario: cosa sono le papas arugadas?

Mi piacerebbe rispondere “la mia droga”, ma sicuramente non sarebbe sufficiente a farvi capire. Quindi, spiego meglio: tradotto letteralmente  significa “patate rugose”. Sono il piatto simbolo delle Isole Canarie. Si tratta di piccole patate novelle cotte intere con la buccia in acqua molto salata (tradizionalmente acqua di mare). Una volta cotte, l’acqua viene scolata e le patate vengono rimesse sul fuoco a “asciugare” finché la buccia non diventa grinzosa e ricoperta da una sottile crosta di sale. Si servono rigorosamente accompagnate dal mojo, una salsa tipica disponibile in versione picón (rossa e piccante) o verde (a base di coriandolo o prezzemolo). Io le adoro, dovete assolutamente provarle.

Dopo pranzo riprendiamo l’auto e ci dirigiamo al Mirador di Archipenque (qui su google maps) da cui si vedono le immense scogliere di Los Gigantes. Sarà che ormai sono stanca, oppure il fatto che di scogliere ne ho già viste molte (amandole tutte), ma queste non mi lasciano a bocca aperta. Conta moltissimo anche la location: lo skyline è rovinato dalle troppe costruzioni in cemento e alcune gru. Nemmeno una foto tagliata a scopo Instagram riesce a migliorare l’immagine che ho davanti e l’insieme per me è un “meh”.

L’ultima tappa di oggi è Garachico, che mi ricorda un po’ Teguise (sull’isola di Lanzarote), con la sua piazza ampia e le sue costruzioni bianche. Ha una bella passeggiata esterna che si affaccia sull’Oceano e sulle piscine naturali di El Caleton molto suggestiva.

Cose belle di oggi: i colori pastello delle case dei paesini montani che abbiamo attraversato; le strade tutte curve e pendenze che si snodano tra le palme con i monti verde smeraldo che si tuffano nel blu; le farfalle tropicali che si appoggiano sui fiori rossi che sembrano palline pelose al mariposario; le papas arrugadas con mojo rojo; il bianco di Garachico che bacia il nero lavico della spiaggia di El Caleton; passeggiare tra le erbette aromatiche del giardino botanico e sentire il profumo del curry e la morbidezza delle foglie di salvia, il Teide imbiancato a farci da sfondo per buona parte del viaggio in macchina.

Cose meno belle di oggi : troppo cemento, troppe costruzioni, troppi palazzoni brutti che partono dalle pendici dei monti e arrivano fino al mare rovinando quasi ogni panorama, in modo particolare le maledette gru davanti alle scogliere di Los Gigantes; il vento fastidioso che si è alzato alle 18 (anche se anche questo è tipicamente canario…).

GIORNO 4: SANTA CRUZ DE TENERIFE: TRA L’AUDITORIUM DI CALATRAVA E IL RELAX A LAS TERESITAS

Da Palm Mar a Santa Cruz de Tenerife ci vuole circa un’oretta di strada. Parcheggiamo gratuitamente al parcheggio dell’Auditorium (progettato da Santiago Calatrava e inaugurato nel 2003), che spicca monumentale e allo stesso tempo leggero contro il cielo come un’enorme vela bianca (inutile dire che mi ricorda Sydney, la mia città preferita nel Mondo, n.d.r.). Si può accedere al bar dell’Auditorium e così si può vedere almeno un po’ del suo interno e del suo soffitto curvo molto particolare. Dopo aver fatto moltissime foto, ci spostiamo verso il centro città.

Arriviamo al mercato di Nuestra Senora de Africa, un mercato coperto molto grande ricco di souvenir, oggetti di artigianato, cibo e bancarelle. Ci facciamo rapire dal profumo avvolgente della bancarella messicana e pranziamo con un tacos e una quesadilla seduti su una panchina all’ombra di una palma.

Poi curiosiamo un po’ negli spazi di design moderno del TEA (museo di arte moderna): cemento e bianco, linee geometriche, finestre ricavate come fessure nei muri, vetrate piene di luci. E’ molto bello, e anche la sua biblioteca lo è. Ha uno shop zeppo di oggetti Made in Canarias davvero originali che vi consiglio assolutamente di visitare se volete fare shopping o acquistare qualche souvenir delle Isole Canarie.

Il centro di Santa Cruz de Tenerife è quello di una bella grande città di quelle ricche di good vibes dove splende sempre il sole. I palazzi sono quasi tutti color pastello, il che, mescolato alle tante aiuole verdi e rigogliose, rende tutto molto allegro. Anche qui, visto il periodo della mia visita, ci sono i mercatini di Natale, oltre ad alcune piazze eleganti circondate da una rigogliosa vegetazione. In particolare non perdetevi Plaza del Príncipe de Asturias, dove troverete degli alberi di ficus davvero enormi!

Decidiamo di dedicare l’ultima parte della giornata a un po’ di relax. A soli 10 km di auto da Santa Cruz de Teerife,  troviamo Playa de las Teresitas. E’ un po’ nuvoloso, ma l’acqua è limpidissima. Qualche coraggioso sta facendo il bagno. Ci limitiamo a togliere le scarpe e fare una piacevolissima passeggiata con i piedi nell’acqua fresca lungo tutta la spiaggia, godendoci questa splendida sensazione di estate a dicembre.

Una volta tornati a Palm Mar vorremmo andare a prenderci un aperitivo al Bahia Beach Club, ma anche stasera si alza un vento freddo e la location all’aperto sulla spiaggia non è esattamente l’ideale. Ci sono sì tavoli interni riparati, ma ci spiegano all’ingresso che sono solo per il ristorante. Se vuoi una birra, il freddo fa parte dell’esperienza. E allora niente, cosa può esserci di meglio di una birretta fresca bevuta a casa sul nostro terrazzino a Tenerife?

GIORNO 5: TEIDE, IL GIGANTE INNEVATO. TREKKING TRA LAVA E NUVOLE NEL PARCO DEL TEIDE

Premessa: leggerete ovunque che – soprattutto in alta stagione – è bene prenotare con anticipo la funivia che porta quasi alla cima del Teide, che è un vulcano, ma è anche la montagna più alta di Spagna (3.715 metri), cosa che avevo diligentemente fatto con largo anticipo per assicurarmi il posto. Stamattina vengo svegliata da un sms dell’ente gestore della funivia che mi avvisa che causa maltempo la funivia è chiusa. Ho due possibilità: prenotare per una data successiva (ma non abbiamo più altro tempo) oppure chiedere il rimborso. Scelgo a malincuore la seconda opzione e (almeno) il rimborso arriva rapidissimo sul mio conto.

Quindi la funivia è chiusa, ma il Parco Nazionale del Teide è aperto e c’è una bella strada – la TF-21 – che lo attraversa. Incuranti del meteo che potremmo trovare, decidiamo di andare. Al centro visitatori di Juan Evora troviamo un piccolo museo etnografico e un simpatico ragazzo al bancone ci regala una mappa del parco e ci dà alcuni preziosi consigli sui sentieri migliori da fare in base anche al tempo che abbiamo.

Lasciamo perdere l’inflazionatissimo Roques de Garcia, dove c’è effettivamente pieno di gente che è lì più per farsi una foto da mettere su Instagram che per fare un trekking, e ci dirigiamo fino al centro visitatori El Portillo (continuando ad attraversare il Parco percorrendo la TF-21 e godendo di viste panoramiche mozzafiato su Tenerife). Da qui facciamo un trekking ad anello meraviglioso (sentiero n.4 da El Portillo + sentiero n.2. Sono circa 10 km totali); si passa attraverso campi di lava, distese di sabbia rossa, un immenso canyon. Da un lato c’è la valle di cedri e nuvole bianche, mentre per quasi tutto il tragitto siamo accompagnati dalla vista del Teide innevato che oggi pare avere l’aureola.

Amo i paesaggi vulcanici delle Isole Canarie con tutto il cuore. Il nero della lava, le striature rosse e ocra della sabbia che disegna le montagne, il verde brillante dei cespugli che visti da lontano sembrano dei pois. E oggi anche la neve. Wow. Mi è sembrato quasi di essere in Islanda, con il plus (per me enorme) di non avere freddo!

Dopo il trekking, ci fermiamo a bere un barraquito caldo  accompagnato da un enorme cannolo al cioccolato al bar lungo la strada del ritorno.

Cos’è un barraquito?

Il barraquito è la bevanda al caffè più iconica (e scenografica) delle Isole Canarie, un vero piacere per gli occhi e per il palato. È un caffè stratificato servito in un bicchiere di vetro alto e stretto, così da mostrare i diversi colori degli ingredienti. Dal basso verso l’alto è composto da condensato, Licor 43 (un liquore dolce agli agrumi e vaniglia), caffè espresso e latte montato (o schiuma). Viene decorato con un pizzico di cannella e una scorzetta di limone.

È perfetto come digestivo dopo pasto o come coccola pomeridiana!

ALCUNE INFORMAZIONI UTILI SUL PARCO NAZIONALE DEL TEIDE

  • Altitudine: 715 metri sul livello del mare. È la vetta più alta di tutta la Spagna e il terzo vulcano insulare più grande del mondo misurato dalla sua base oceanica.
  • Sito UNESCO dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2007.

Come raggiungere il Teide

Per raggiungere il Parco Nazionale del Teide ci sono quattro strade principali che salgono al parco. collegando i diversi versanti dell’isola al vulcano, sono considerate tra le più panoramiche di Tenerife:

  1. Da Nord (La Orotava) – TF-21: È la strada che sale da Puerto de la Cruz attraverso la Valle de La Orotava. È molto amata per il cambio repentino di vegetazione, passando dalle foreste di pini alla roccia vulcanica.
  2. Da Nord-Est (La Laguna) – TF-24: Conosciuta come la Carretera de la Esperanza, corre lungo la cresta della montagna. È famosa per il fenomeno del “mare di nuvole” e offre viste spettacolari su entrambi i lati dell’isola.
  3. Da Sud (Vilaflor) – TF-21: Sale da Los Cristianos e Las Américas passando per Vilaflor, il comune più alto della Spagna. Attraversa bellissimi boschi di pino canario.
  4. Da Ovest (Chío) – TF-38: Sale dalla zona di Los Giganti/Adeje attraverso Chío. È la strada che attraversa le colate laviche più recenti, offrendo un paesaggio quasi lunare.

La funivia è indispensabile se si vuole raggiungere la cima del Teide senza fare un trekking molto lungo e impegnativo. La stazione base si trova a 2.356 metri, mentre con la funivia si raggiunge la stazione superiore (La Rambleta) a 3.555 metri in circa 8 minuti.

  1. Prenotazione anticipata: assolutamente consigliato prenotare online con largo anticipo. Vi lascio qui link per farlo comodamente on line 
  2. Permesso per la vetta: per accedere al sentiero che conduce alla vera vetta è necessario un permesso speciale e gratuito rilasciato in numero limitato (200 persone al giorno) dal Parco Nazionale. Il mio consiglio in questo caso è di prenotare con 2-3 mesi d’anticipo sul sito “Reservas Parques Nacionales”   Questo permesso autorizza l’accesso al sentiero n. 10 (Telesforo Bravo) dalla stazione della funivia La Rambleta fino alla cima  del vulcano Teide tra le 09:00 e le 17:00. La prenotazione è nominativa ed è necessario portare con sé il documento d’identità (passaporto o carta d’identità).

GIORNO 6: PUNTA DE TENO, DOVE LA TERRA ROSSA INCONTRA L’OCEANO ATLANTICO

A Punta de Teno non si arriva in macchina, la si raggiunge con l’autobus (TITSA – Linea 369) da Buenavista del Norte (o con un taxi privato). Il bus di linea costa solo 1 euro a tratta a persona ed è comodissimo.

Qui il link al sito ufficiale per controllare gli orari dell’autobus 369

La strada che dal sud dell’Isola ci porta a Buenavista del Norte è uno schifo di curve ripidissime, ma regala viste memorabili sulle valli circostanti di Tenerife. Ci fermiamo a un belvedere per osservare Garachico dall’alto, si vedono perfettamente le piscine naturali del Caleton, le case colorate e ovviamente lo scoglio inconfondibile davanti alla baia.

Dopo circa 1h30 di auto, arriviamo alla stazione dei bus di Buenavista del Norte, ci sediamo su una panchina al sole e pranziamo con i due panini. Il bus parte alle 13.10 e in soli 20 minuti ci porta a Punta de Teno. Qui veniamo accolti da un sole accecante che infuoca la terra rossa e le scogliere di Los Gigantes stavolta sì che mi sembrano stupende. Ecco, è uno dei panorami più belli mai visti.

C’è una piccola spiaggetta di sabbia nera su cui appoggiano alcune barche colorate, dove ci si può fermare a riposare e prendere il sole, poi una tortuosa passerella di legno porta fino al mare. C’è anche il famoso e indubbiamente scenografico faro bianco e rosso (in restauro al momento della nostra visita), ma soprattutto c’è un’intera e immensa pianura di lava, cactus e Oceano che sembra non avere orizzonte. Siamo soli. Noi ci avventuriamo e ci troviamo immersi in un panorama memorabile: archi di roccia che sorgono dall’acqua, schiuma salata che li avvolge, cactus giganti verde brillante. Punta de Teno è un luogo magico e da non perdere, cura l’anima.

GIORNO 7: SAN CRISTOBAL DE LA LAGUNA,  ARCHITETTURA COLONIALE, PORTE INTAGLIATE E SAPORI CANARI.

Abbiamo ancora qualche ora da passare qui a Tenerife, il nostro volo di rientro parte stasera alle 18.00, così decidiamo di tornare a San Cristobal de la Laguna, per gli amici solo La Laguna. Il parcheggio è abbastanza problematico, lo troviamo solo arrampicandoci su una scarpata sterrata dove un parcheggiatore abusivo promette di vegliare sulla nostra auto in cambio di qualche euro.

Basta una breve passeggiata nel centro di La Laguna per capire perché ci sia così tanta gente: è sinceramente la cittadina più autentica e carina che io abbia visto qui a Tenerife sinora. Le facciate dei palazzi si susseguono in colori pastello, ci sono moltissimi portoni intagliati. I palazzi storici hanno balconi in legno, le vie principali sono lastricate e piene di ristorantini e bar oltre che di alcuni negozi di artigianato delle Isole Canarie degni di nota. In Calle Augustin trovo ad esempio Dicky Morgan , che vi segnalo perché potrete trovarci abbigliamento e stampe realizzate da artisti locali davvero originali.

Per pranzo ho prenotato alla Reserva des Herradores (qui il link per vedere il menù e prenotare on line). E’ un’enoteca e tapas bar del centro. Mangiamo molto bene.

Per digerire facciamo una breve passeggiata e torniamo a riprendere l’auto per andare in aeroporto. Lei c’è ancora per fortuna, il parcheggiatore ovviamente no.

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TRAMONTO @MALPAIS DE LA RASCA | LOS GIGANTES@PUNTA DE TENO | PANORAMA VERSO BUENAVISTA DEL NORTE

TENERIFE, LA LUCE CHE RESTA ACCESA ANCHE QUANDO TORNA IL GRIGIO

Torno a casa con le scarpe ancora sporche di polvere vulcanica e il sale che sembra avermi rimescolato i pensieri. Se dovessi dire cosa mi porto via da Tenerife, non sarebbe solo l’elenco dei panorami infiniti o il sapore inconfondibile delle papas arrugadas.

Mi porto via quella sensazione di aver finalmente smesso di lottare contro il calendario. Ho capito che non serve aspettare giugno per sentirsi vivi: a volte bastano un viaggio improvvisato, una strada che scende a picco sull’oceano e la luce delle Isole Canarie che ti entra dentro e decide di restare lì, a farti da lanterna per il resto dell’inverno.

Lascio quest’isola con la promessa di tornare, perché ci sono ancora troppi balconi in legno da fotografare e troppe nuvole basse da attraversare nel Parco del Teide, ma la vera serenità, mentre guardo il profilo dell’isola allontanarsi dal finestrino dell’aereo, sta nella consapevolezza che questo non è un addio straziante, ma solo un “a presto”.

Abbiamo la fortuna immensa di avere questo paradiso a portata di poche ore di volo; un rifugio che è lì, pronto ad accoglierci ogni volta che il grigio diventa troppo pesante da sopportare. Sapere che posso tornare a riprendermi questa luce quasi ogni volta che ne avrò bisogno rende il distacco meno amaro e il ritorno più dolce.

Tenerife non è stata solo una vacanza, è stata la tregua di cui avevo bisogno. E ora che il muro di nebbia della pianura padana mi aspetta di nuovo, so che mi basterà chiudere gli occhi per sentire ancora il vento di Punta de Teno sulla faccia, sapendo che è tutto ancora lì, a pochi chilometri e un soffio di volo da me.

LA MIA WHISHLIST FUTURA

Nonostante i chilometri percorsi, Tenerife è un’isola che non si esaurisce in una settimana. Ci sono angoli che ho dovuto lasciare indietro, ma che sono già appuntati sul mio diario di viaggio per quando (spero presto) tornerò qui.

Ecco cosa ho lasciato “in sospeso” e perché secondo me merita una visita:

LA OROTAVA: Mi dicono sia il gioiello coloniale dell’isola. Voglio perdermi tra i suoi balconi in legno intagliato e i giardini curatissimi che profumano di storia.

MASCA: Il “villaggio perduto” incastonato tra le montagne. La strada per arrivarci dicono sia pura adrenalina e il panorama una ricompensa senza prezzo.

PUERTO DE LA CRUZ: Per respirare quell’aria un po’ retrò del nord, passeggiare sul lungomare e vedere come la forza dell’oceano si infrange sulle spiagge di sabbia nera.

BAHIA BEACH CLUB (PALM MAR): Ci sono passata davanti ogni giorno, ma il vento ha deciso per me. La prossima volta voglio quel brindisi al tramonto, con i piedi nella sabbia, senza fretta.

Consigli “da valigia” per il tuo viaggio a Tenerife

Ecco tre cose che ho imparato in questo viaggio:

  1. Le scarpe giuste: Anche se pensi di fare solo mare, Tenerife ti spinge a camminare. Un paio di scarpe da trekking leggere sono fondamentali per goderti il Teide o il Malpaís de la Rasca.
  2. Il meteo a strati: In un’ora puoi passare dai 25°C della costa ai 10°C del Parco Nazionale del Teide. La tecnica “a cipolla” qui non è un consiglio, è una regola di sopravvivenza!
  3. L’auto a noleggio: fondamentale per gli spostamenti e per avere la libertà totale di fermarti in ogni mirador che incontri lungo la strada.

E tu, sei già stato a Tenerife? Se hai dei posti del cuore che ho dimenticato di inserire nella mia lista, scrivimeli nei commenti! Mi aiuterai a rendere ancora più speciale il mio prossimo ritorno.

Nel bel mezzo dell’inverno, ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate

ISPIRAZIONI DI VIAGGIO

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